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legata a San Valentino e continua con tante altre storie!
San Valentino 2017
Al Centro Sociale una bellissima mostra sulla Scuola a Bussolengo dagli inizi
fino a pochi decenni fa. Bravo Circolo Noi. Da vedere.

L’istruzione scolastica dopo l’Unità d’Italia.

L’istruzione scolastica, basata sulla legge piemontese Casati del 1859 ed estesa a tutto il territorio italiano, prevede l’istruzione elementare divisa in due gradi: elementari inferiori di due anni ed elementari superiori di altri due.

La scuola è obbligatoria, ma sono i comuni a dover reperire i locali, scegliere e pagare gli insegnanti. I comuni con almeno 50 ragazzi hanno l’obbligo di istituire una scuola, ma le risorse spesso non lo permettono.

A Bussolengo, sia durante il periodo napoleonico sia durante quello austriaco, le scuole hanno sempre funzionato grazie ad amministratori sensibili al problema.

Le scuole maschili, istituite nel 1806, sono formate da 60 ragazzi dai sei ai dieci anni e da 40 sopra i dieci anni. La classe prima e seconda elementare sono alloggiate in alcune stanze prese in affitto nel Seminario Vescovile. La terza classe è sistemata in un locale di proprietà del Comune. Il maestro, Luigi Brugnoli di 55 anni con patente governativa, percepisce uno stipendio annuo di 432,10 lire.

Le scuole femminili, nate nel 1854 grazie alla presenza delle Suore Ancelle della Carità di Brescia che offrono i locali e l’insegnamento a titolo gratuito, sono formate da 36 alunne tra i 6 e i 10 anni e da 20 sopra i 10 anni.

Le lezioni iniziano il 1° di novembre e terminano il 31 luglio. Il giovedì non si fa scuola, così pure il 24-25-26 dicembre e 6 giorni a Pasqua.

Esistono anche scuole private tenute da personale non qualificato: Augusta Dal Fior di 18 anni e Luigia Dalle Vedove di 60 anni gestiscono una scuola femminile; Maria Molinaroli di 37 anni accudisce i maschietti. Nessuna di queste è stipendiata dal Comune: ospitano i bambini nelle loro abitazioni con l’obbligo per ciascuno di portarsi la scranna da casa.

Il sindaco Benati nell’esporre la situazione scolastica riferisce che non esiste la biblioteca ma per ora risulterebbe superflua per i maschi perché trascurati, indisciplinati e irrefrenabili… e si potrebbe andare contenti se si potesse riuscire a far loro apprendere debitamente il solo leggere e il solo scrivere e qualche conto. Le stesse scuole serali lasciano un grandissimo vuoto. E qui torno a dichiarare che quanto sono mirabili, soddisfacenti, continui e generali i risultati d’una fiorita educazione per le fanciulle, altrettanto sono sconfortanti quelli dei maschi. Per loro fino ad ora fu sempre inutile e sorveglianza ed eccitamenti e guardia e ne è causa unica e necessaria l’abbandono in cui vengono lasciati i figli maschi dai loro genitori ai quali appunto sarebbe necessario applicare energici provvedimenti se si voglia in questo ramo importantissimo riuscire.
 

Le strutture dopo l’Unità d’Italia.
Le aule scolastiche.

Le 150 alunne che frequentano le scuole elementari sono ospitate nelle aule del convento delle suore Ancelle della Carità in vicolo Venezia. Gli alunni delle scuole elementari maschili, per mancanza di spazi comunali, sono ospitati in stanze prese in affitto.

Per dare una risposta alla carenza di aule, il consiglio comunale nel 1873 decide di costruire un fabbricato ad uso scolastico. L’area che viene individuata è quella di proprietà di Luisa Girelli che si trova in piazza degli animali bovini di fronte alla chiesa (area attualmente situata in piazza Nuova a fianco agli uffici dell’anagrafe). Oltre alle aule si pensa di ricavare delle stanze per i Regi Reali Carabinieri che occupano le stanze, poste a sud, nel piano terra del municipio (erano due stanze attigue di cui una adibita a prigione e ora occupate dalla polizia urbana).

La delibera però resta per anni lettera morta: le finanze del Comune non lo permettono.

Nel 1878, su insistenza del Provveditore agli Studi, ritorna in Consiglio la proposta di costruire il fabbricato scolastico dando facoltà alla Giunta di determinare il luogo e di programmare le pratiche per l’esproprio e quelle per ottenere il sussidio governativo.

Intanto, per tamponare la situazione, si fa richiesta al rettore del Seminario Vescovile per ottenere la disponibilità di due aule nel fabbricato costruito dalla Diocesi di Verona per le vacanze estive dei seminaristi e posto nell’area del cortile dei Padri Redentoristi. Il rettore concede le aule per un canone annuo di 120 lire.

Fatte le pratiche per il sussidio governativo, nel 1880 arriva la comunicazione che il Ministero della Pubblica Istruzione ha concesso un contributo di 720,30 lire per la costruzione del fabbricato scolastico da corrispondersi dopo il collaudo della struttura da parte del genio civile. Il Comune però non ha ancora acquistato l’area. Si richiede allora nuovamente la disponibilità di aule per l’anno scolastico 1880-81 al rettore del Seminario Vescovile il quale risponde che concederà i locali al prezzo di 100 lire a condizione che venga permesso il passaggio gratuito sul ponte stabile di Pescantina durante le passeggiate dei seminaristi in villeggiatura nel periodo estivo.

La Giunta, trovando esagerata la richiesta, si attiva per sistemare alcuni locali di proprietà comunale.

Le aule non sono però adatte e il maestro delle classi elementari superiori (terza e quarta) don Angelo Bacilieri, ritenendole insalubri, propone di costruire almeno un’aula nel fabbricato Ara della Decima. Il costo stimato da un maestro muratore, interpellato dallo stesso Bacilieri, è di 427 lire.

Portata in Consiglio l’istanza, si obietta che non è possibile aderire alla richiesta per riguardo del progetto esistente della costruzione di un fabbricato adatto per tutte le scuole (maschili) che si dovrà mandare in effetto e la cui esecuzione sarebbe sollecita se il Comune per riguardo della fabbrica dell’ospedale non avesse assunto impegni che lo vincolano fino al 1887. L’idea di recuperare spazi scolastici nell’Ara della Decima viene rinviata.

Visto però che le casse comunali sono sofferenti e vedendo allontanarsi la realizzazione del nuovo fabbricato scolastico, si ritorna a discutere la proposta fatta dal Bacilieri. Il consiglio comunale, per risparmiare, nel discutere la richiesta fatta da un certo signor Serpini Scipione di Verona che chiedeva di affittare una parte del fabbricato comunale dell’Ara della Decima per adibirla a laboratorio di strami (pagliericci) nel quale sarebbero state impegnate più di cento donne, concede la parte a nord del fabbricato a patto che il Serpini contribuisca alla costruzione di un locale da adibire a scuola maschile. La proposta viene accettata anche dal Serpini.

Nel 1896 l’elevato numero di alunni rende necessario recuperare altri spazi. La scelta migliore sembra ancora quella di ricavare nuove aule all’interno dell’Ara della Decima. A proporre un nuovo intervento sul fabbricato è il consigliere Biscardo, membro della commissione di vigilanza dei Biscardo per convincere i colleghi della bontà della sua idea, propone di trasferire il consiglio in un’aula della scuola così che i consiglieri potranno vedere con i propri occhi.

Il 28 agosto 1896 il consiglio viene fatto nell’aula della scuola e, tutti d’accordo, approvano la soluzione del Biscardo.

L’Ara della Decima diventa così sede definitiva delle scuole elementari maschili fino alla costruzione delle nuove scuole elementari nel 1925 in località Citella.

L’edificio scolastico della Citella.

1923CittellaProgetto

L’annoso problema delle aule scolastiche, che si trascina ormai da decenni e che sembrava trovare una parziale risposta con l’acquisto di Villa Spinola, si presenta ancora all’attenzione del Consiglio perché si preferisce trasformare l’edificio di Villa Spinola in abitazioni per ammortizzare, con i proventi degli affitti, la spesa dell’acquisto.

Il progetto del nuovo fabbricato scolastico, dell’ing. Fraccaroli, viene discusso e modificato nella seduta consiliare del 5 dicembre 1923. Alcuni consiglieri propongono di ubicarlo in un’area del comune dove non sia necessario l’abbattimento di caseggiati, altri preferiscono costruirlo in località “Are” per la sua posizione incantevole.

Citella LLa maggioranza dei consiglieri propende per la seconda ipotesi, ma tale scelta provoca in paese critiche e malumori tanto da indurre il Sindaco a rimettere in discussione l’argomento chiedendo di conoscere in proposito l’opinione della popolazione.

Si costituisce una commissione allargata che individua in località Citella, nello spazio a fianco di Villa Spinola, l’area destinata al nuovo fabbricato scolastico.

L’appalto viene affidato alla ditta Roncari-Rodella-Mastella e i lavori iniziano nell’autunno del 1924 e terminano alla fine del 1925. La nuova scuola entra in funzione con l’anno scolastico 1925-26.

L'Asilo Infantile.

Salvatore Zorzi nel 1909 vende un pezzo di terreno in località Piazzola all’arciprete don Angelo Bacilieri che aveva intenzione di istituire un asilo per l’infanzia.

Nella stipula del contratto, il Zorzi pone alcune condizioni: l’area deve essere adibita ad uso asilo infantile, la direzione dell’asilo spetta al parroco di Bussolengo e le istitutrici devono essere le suore Ancelle o altre religiose scelte d’intelligenza con il vescovo di Verona e nel caso anche una sola delle clausole venga disattesa, egli può recedere dal contratto e rivendicare l’immobile venduto.

MonsBacilieri LNel 1914 Bacilieri fa costruire un edificio su progetto dell’ing. Flaminio Fraccaroli, ma le vicende della guerra e le scarse finanze ritardano l’apertura dell’asilo.

Nel 1920 il parroco chiede alle Ancelle la disponibilità di alcune suore-insegnanti, ma non trovando risposta positiva si rivolge al fratello, cardinale Bartolomeo Bacilieri vescovo di Verona, perché interceda presso il fondatore delle Piccole Suore della Sacra Famiglia, mons. Giuseppe Nascimbeni, affinché mandi tre suore all’asilo di Bussolengo.

Le suore arrivano a Bussolengo il giorno 11 dicembre 1920, anno in cui viene inaugurato e aperto l’asilo infantile.

Nel 1926 mons. Bacilieri scrive al podestà, Ettore Avesani, manifestando il desiderio di cedere il fabbricato dell’asilo al Comune: Sono vecchio e mi preme, prima di morire, vedere l’asilo messo bene e stabilmente avviato al più prospero avvenire.

AsiloInfantile 1aSede LIl Podestà delibera di accettare la donazione e di denominare l’asilo, in omaggio e segno di imperitura riconoscenza del munifico pio benefattore: Asilo Infantile Monsignor Bacilieri.

Viene modificato lo statuto e nominata una commissione comunale per la gestione dell’Ente.

Con l’aumento della popolazione e le nuove disposizioni sulle scuole materne, si rende necessaria la costruzione di un nuovo fabbricato mantenendo però l’intestazione e le finalità per le quali era nato.

Il vecchio fabbricato viene abbattuto nel 1983 per lasciare posto alla Casa Anziani.

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