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LA CHIESA DI SAN VITO.

La chiesa di S. Vito mostra chiaramente le fasi principali della sua storia: l'antica cappella medievale e la ricostruzione settecentesca.

La chiesa medievale è rimasta come ambiente accessorio nell'edificio del secolo XVIII. Privata della porzione anteriore (la facciata è stata demolita per collegare l'oratorio antico con il nuovo), conserva l'impianto di una piccola sala absidata, secondo un modello rurale semplice e diffuso, ma cronologicamente poco significativo.

Nella travagliata struttura, gli affreschi frammentari interni (Madonna con bambino e santo) ed esterni (San Cristoforo) della fine del XIV secolo (o al più tardi dell'inizio del XV), costituiscono un termine ante quem, almeno per i brani di muro che li sorreggono. Le pareti esterne mostrano segni di continuo rimaneggiamento. Il modulo semicircolare dell'abside offre una precaria alternanza fra conci di pietra e ciottolato, interrotta nella sezione superiore e alterata dall'inserzione irregolare di blocchi lapidei sul versante meridionale (1). Il muro settentrionale, costruito in ciottoli di fiume con frammenti di cotto inserti nel legante, è stato spesso rintuzzato. Non ha finestre, ma evidenzia nel sottotetto la chiusura di un oculo. Molto rovinata la parete a mezzogiorno, che pure offre alcuni brandelli di sinopia con un immagine di S. Cristoforo. Questo prospetto ha subito la chiusura di una porta, verso l'abside (rimane a vista il blocco di pietra verticale usato come battente) e l'apertura di una nuova soglia al margine sinistro. L'andamento superiore della muratura segnala un rialzamento dell'intera struttura. Sopra l'entrata occlusa è stata realizzata una finestrella a feritoia. Si ha ragione di credere che tutte le sistemazioni di questi vecchi muri siano contemporanee alla costruzione dell'edificio settecentesco. L’interno presenta l'affresco con l'immagine della Vergine e una ridotta porzione di un'altra figura (resta il pomo superiore di un pastorale) nel margine occidentale della parete a nord. Forse c'erano decorazioni votive più ampie, ma non ne rimane traccia sotto l'intonaco giallastro (steso in questo secolo) che ricopre la cappella.

Nella documentazione la chiesa di San Vito è attestata dopo il XIV secolo: la prima testimonianza nota è del 1378 (2). L'origine può essere più antica, ma non ci sono elementi per abbozzare un giudizio cronologico. Certamente l'oratorio ebbe un ripristino. o comunque un abbellimento (gli affreschi), tra Trecento e Quattrocento, quando la comunità si era resa importante, prima nella Fattoria Signorile (3), poi nella costituzione di un vicariato autonomo.

A questo interesse tardo medievale per il santuario si può collegare anche la notizia riportata dal Biancolini (e rimasta senza seguito) sull'esistenza di una inscrizione sulla campana (perduta) della chiesa (4). Vi si leggeva un riferimento all' abbazia veronese di S. Fermo Minore, con la data 1495. Biancolini riteneva quest'informazione sufficiente per attribuire a quel monastero la proprietà di S. Vito, anche se l'iscrizione, poco esplicita nelle intenzioni, poteva riguardare esclusivamente la campana, giustificando una sua donazione da parte della stessa abbazia (5).

Trent'anni dopo, nelle prime visite pastorali, non si ha traccia di riferimenti ad officiature monastiche: la chiesa è sempre soggetta alla pieve di Bussolengo.

VEDI L'ARTICOLO ORIGINALE.



(1) L’intercalarsi di file di ciotoli con pietre chiare evoca una sensibilità coloristica tipica nell'architettura medievale veronese. Un santuario costruito prevalentemente con ciotoli, con decorazione esterna delle absidi minori assimilabile in qualche modo a quella del nostro santuario (ma con file di conci scure) è la chiesa di S. Andrea nella vicina Sommacampagna.

(2) A.S. Vr., S. Anastasia, proc. 769, c.3.

(3) Scrive a questo proposito FRANZOSI, Bussolengo: "Con decreto di Cangrande (7 settembre 1326), il territorio di S. Vito al Mantico era stato eretto in comune la cui casa era posta alla Colombara".

(4) G.B. BIANCOLINI, Notizie storiche delle chiese di Verona, I, Carattoni, Verona 1749.

(5) Notizie risalenti al 1503 sui possedimenti del monastero di S. Fermo minore (o in Braida) non ricordano proprietà a S. Vito. Il monastero aveva, però, possedimenti a Bussolengo (A.S. Vr, S. Fermo in Braida, reg. 2) e questo rende meno improbabile una qualche occasionale relazione del monastero con la nostra cappella, capace di giustificare la donazione della campana descritta dal Biancolini.

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