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ETNIE ITALO-GERMANICHE A BUSSOLENGO IN ETA' CAROLINGIA.

Non erano ancora dimenticati i disagi provocati dalle disastrose guerre tra Goti e Bizantini quando sulle popolazioni italiche si abbatté una nuova sventura: l'invasione dei Longobardi.
Nella primavera del 569, infatti, il re dei Gepidi Alboino, a capo di un ingente numero di guerrieri longobardi, affiancati da contingenti di altri popoli, seguito da carriaggi trasportanti gente e famigli, entra in Italia dal Friuli e, percorrendo la via Postumia, conquista, senza incontrare resistenza, favorito, in parte, dagli opposti interessi delle popolazioni dominanti e dalle discordie interne agli eserciti bizantini, le città padane fino a Milano e Pavia. Si insedia quindi a Verona la quale assume il ruolo provvisorio di capitale del Regno.

E’ accezione comune che Bussolengo sia divenuto in quest'epoca presidio longobardo a controllo dei guadi di Arcé e di Pescantina sull'Adige, nonché delle strade che da Verona conducevano a Lazise, Bardolino e all'importante centro di Garda. Se tale ipotesi non è suffragata da consistente documentazione scritta è certo, in ogni caso, che il nome del paese riceve in quest'epoca la sua specificazione: "Bussolengo" infatti è, nella sua terminazione in "engo" di derivazione longobarda. Il territorio stesso, poi, come già era avvenuto nei secoli precedenti, spartito tra residenti e occupanti in base al criterio dell'hospitalitas, diviene gradualmente proprietà più o meno grande di genti longobarde e spazio ove si insediano gruppi di guerrieri longobardi i quali, differentemente dai precedenti invasori che tendevano a integrarsi con i latini e a conservarne le preesistenti istituzioni, privi ormai del senso reverenziale verso la "romanitas", si comporteranno come occupanti nemici, decisi e violenti, privi di un proprio ordinamento legislativo fino al 643 (Editto di Rotari) e, ancor dopo, distinti dalle popolazioni già residenti fino al punto da non sentirsi vincolati da leggi romane ma solo da leggi longobarde.

Conseguentemente, Bussolengo che nei secoli antecedenti aveva visto sul proprio territorio l'alternarsi indeterminata di popoli senza mai assumere un nome, né assurgere a risonanza storica, ora acquisisce una identità più definita: diventa "vicus" cioè villaggio con un nome proprio "Gussilingus" e abitato da genti di documentata etnia.

E' su un atto di ipoteca dell'anno 825 che compare per la prima volta il nome "Gussilingus".
Siamo in piena età carolingia ma gli uomini liberi di Bussolengo nominati in questo documento si chiamano: Teuperto, Teuperga, Giselverga, Gisempaldo, Arzone, Gisulfo, Agiperto, Gottiperto, Ansulfo Agiprando, Ermenulto, Asseverto. La pergamena riporta soltanto tre nomi di matrice latina: Pasquale, Onorato e Orso. Gli altri nomi su riferiti sono o longobardi o alamanni o franchi o bavari o goti.
Va ricordato, infatti, che nonostante le vittorie bizantine sui Goti nel VI secolo, gruppi di Franchi, di Alamanni e di Goti sussistettero tra Brescia e Verona e quando il generale bizantino Narsete nel 563 fiaccò definitivamente la resistenza armata di questi ultimi, i rimasti non abbandonarono l'Italia ma si dispersero sul territorio. I Franchi del Nord inoltre stanziavano da tempo in piccoli gruppi nelle nostre regioni prima ancora che Carlo Magno desse inizio alla sua conquista e portasse altri Franchi a occupare le leve del potere e a trascinare con se gruppi di Alamanni con i quali non si stanziarono mai stabilmente sul territorio come popolo bensì soltanto come ceto dominante e in funzione del potere.

Ciò spiega la costante presenza di Alamanni e di Franchi sul territorio veronese e in particolare a Bussolengo assieme a Longobardi e a Bavari tanto in epoca carolingia come pure in quella post-carolingia. Rammentiamo, infine, che sin dai tempi del matrimonio di Autari con Teodolinda (avvenuto nel 589) figlia del Duca di Baviera, molti Bavari convivevano pacificamente con i Longobardi.

Questa mescolanza etnica è confermata da un'altra pergamena che narra le tre fasi di una notissima e complessa vertenza svoltasi nell'anno 856 in tre luoghi diversi; a Bussolengo sono testimoniati ancora alamanni, longobardi, bavari e franchi.
Il placito tenutosi nella sua prima fase presso la chiesa di S.Mario (più verisimilmente S.Maria) "in vico Gussilingi", elenca tra i presenti, Uvelanto, Erimberto, Teupaldo, Vuilivert, Odelgerio, Aberic, Avelant e Bernardo di provenienza alemanna, Upert, Geriald, Adelgausus longobardi il franco Garibald e il bavaro Elimberto.
Elenca inoltre più persone di Bussolengo aventi nomi prevalentemente nordici: Ansemund, Soave, Gisempert, Ratpert, Austrevert, Gisemundo, Vitale, Audelbert, Illaro. Anche il Conte di Verona Walperto già possidente e nell'840 acquirente di tre nuovi appezzamenti di terra a Bussolengo è di probabile origine alemanna come lo è il suo vassallo Sigimundo (uno dei testimoni all'atto di commutazione) ; indefinita è invece la provenienza dei suoi confinanti di Bussolengo: Teodiberto, Rodiberga, Lupone e Gaviolo. ln un terzo rogito vergato a Bussoiengo nell'anno 843 accanto a Regimpaldo, Vuaipaldo, Goncio, Boniberto, Aiteperto, Ildegerio, Ansprando (scrivano), Malulfo, e Sigimprando tutti di non accertata provenienza, com-paiono in qualità di testimoni Soave e Giselberto di Bussolengo. Trascorreranno secoli prima che di questo sincretismo etnico si riformi nuovamente un solo popolo: nel 1430, quando ormai le migrazione delle genti sono un lontanissimo ricordo e a Bussolengo è possibile avere un dettagliato elenco degli abitanti possessori di terre, della presenza di queste popolazioni antecedenti rimangono unicamente deboli tracce nelle radici di alcuni cognomi.

Elio Bonizzato

 

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