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l'iscrizione funebre che appare sulla registrazione della sua morte.

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legata a San Valentino e continua con tante altre storie!
San Valentino 2017
Al Centro Sociale una bellissima mostra sulla Scuola a Bussolengo dagli inizi
fino a pochi decenni fa. Bravo Circolo Noi. Da vedere.

Dalla nascita fino a metà del 1800.

Convento Frati: Prima sede della scuola pubblica.La prima scuola elementare pubblica venne istituita a Bussolengo su disposizione ministeriale e con delibera della Municipalità locale il 14 novembre 1803.

L’insegnamento, rivolto ai soli fanciulli maschi, e affidato ai Frati Minori Osservanti i quali, per una paga annua di 248 lire milanesi, istruiscono gli alunni nei locali del convento.

Contemporaneamente alla scuola pubblica e, forse, anche antecedentemente ad essa, funzionano in paese due scuole elementari private gestite l’una da don Gasparo Olivetti e l’altra dal maestro Luigi Vavottari. Questi ricevono il proprio compenso dai genitori degli alunni.

Una scuola privata è aperta anche a Pastrengo ove insegna il maestro Francesco Benfatti del fu Valentino. Non esiste scuola invece a Lugagnano. Qui non vi sono scuole di sorta alcuna – scrive don Francesco Coltri, parroco di Lugagnano – Non vi sono assegni per le scuole fatte dal Comune. Né da istruttori. Non vi sono benefici ecclesiastici portanti peso di scuole. Solo sotto titolo di carità il Parroco e un altro religioso va insegnando i principi alli fanciulli.

In tutte le scuole si insegna a leggere e a scrivere, tutte insegnano l’italiano e l’aritmetica, quasi tutte anche il latino.
I libri di testo sono l’AbbecedarioLa calligrafia di padre Soave, I doveri dell’uomo del medesimo, il Libretto dell’abaco, Il catechismo del Regno d’Italia, gli Elementi della pronuncia, dell’ortografia, della lingua italiana di padre Soave.

Il metodo, unificato per tutte le scuole del Regno, è formulato dalle circolari ministeriali la prima delle quali è inviata il 15 marzo 1804 alle municipalità dal commissario straordinario del governo Mosca. In essa si ritrova la classica espressione insegnare ai fanciulli a leggere, scrivere e a far conti, si fa cenno al banco dell’onore per gli alunni meritevoli e all’esclusione di qualunque battitura per gli alunni da correggere.

Nel 1805, soppresso il convento di Bussolengo, i Frati vengono allontanati e la scuola pubblica è chiusa per mancanza di maestri. La Municipalità e i genitori ricorrono al Prefetto affinché siano lasciati a Bussolengo almeno padre Straizig (o Straiser) e il suo collaboratore, ma inutilmente. Non hanno esito neppure le successive petizioni del parroco e dei genitori né una più vantaggiosa offerta di stipendio da parte della municipalità. La scuola pubblica rimane chiusa per più di un anno.

Nel 1806 funzionano solo le scuole private: don Gasparo Olivetti ha 31 alunni, il maestro Vavottari ne ha 36 e il maestro Benati 11.

Nel 1810 viene chiesto al Sindaco di informarsi sulla possibilità di utilizzare il convento come sede del liceo, ma, avuta risposta che il convento è già affittato, il progetto non ha seguito.

In questo tempo non vi è istruzione per le ragazze che dovranno attendere la provvidenziale opera di don Giuseppe Turri. Solo nel 1842-43 don Turri, incoraggiato dal parroco, affiderà a suor Maniago Rosa, approvata maestra in terza classe elementare, il compito di radunare le ragazze vaganti sulla pubblica via e di tenirle raccolte.

Da una nota del 1807.

1829BandoPerMaestro

Sono aperte due scuole per soli alunni maschi. In esse si insegna a leggere e a scrivere, si apprende l’italiano e l’aritmetica. Gli alunni sono 30 in una e 25 nell’altra. Il Podestà non specifica che la prima scuola elementare pubblica di Bussolengo è stata aperta il 14 novembre 1803 e i primi maestri sono stati i Frati del convento. Non precisa nemmeno che oltre alle due scuole pubbliche di Bussolengo e di Pastrengo esistevano a Bussolengo anche due scuole private mantenute con i soldi dei genitori degli alunni e i cui maestri erano don Gaspare Olivetti e il signor Luigi Vavottari. Nel comune vi sono due parrocchie e nessuna corporazione religiosa.

Del resto agli inizi del XIX secolo nel territorio italiano l’analfabetismo è intorno al 78%, con diversificazioni notevoli tra nord e sud; nel Veneto la percentuale è del 70%. L’istruzione è un privilegio e solo i ricchi possono permettersi un precettore, gli altri hanno la possibilità di frequentare le scuole pubbliche dove gli insegnanti a volte sono persone che non possiedono titolo di studio: è sufficiente che dimostrino di saper leggere e scrivere o di avere frequentato corsi professionali.
La scuola è gestita dal Comune che ha l’onere di fornire i locali e di reclutare gli insegnanti che sono mal pagati tanto da essere costretti a fare qualche altro lavoro per sopravvivere.

La frequenza alla scuola comunale è piuttosto bassa e saltuaria; durante i periodi di maggior lavoro nei campi, i ragazzi vengono sottratti ai loro doveri per dar una mano nei lavori agricoli.

 Un maestro troppo severo.         

Il 10 maggio 1838 viene denunciato un fatto verificatosi alle scuole elementari. Il maestro Federico Masetti per punire gli alunni li rinchiude, fuori dall’orario scolastico, in un’aula buia. I bambini impauriti gridano e alcuni abitanti sono costretti a sfondare la porta per liberarli.

Ara della Decima.

AraDecima

L’edificio più piccolo dell’Ara della Decima fu usato agli inizi dell’Ottocento come scuola per gli alunni di sesso maschile. Era inizialmente una scuola privata per i figli di quelle famiglie che potevano pagare il maestro e divenne poi scuola pubblica. La sistemazione delle aule non era molto dignitosa.

In un documento del 16 giugno 1812 troviamo che la scuola consisteva in due stanzette e un soppalco, che servivano da aule per classi di circa settanta ragazzi. Gli alunni dovevano sedere su vecchie panche malridotte e leggere ad alta voce ciò che il maestro scriveva sulla tavola calligrafica. Non era prevista alcuna forma di riscaldamento delle aule durante l’inverno; anzi gli alunni erano esposti alle folate fredde che entravano dalle finestre senza vetri, mentre le imposte sbattevano al vento in quanto erano sprovviste dei fermi.  Una nota di alcuni anni fa.

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