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Agguato nell'ombra in "crosara".

La forma insolita di una casa può favorire le più suggestive leggende dove la fantasia si mescola al vero e al verosimile senza confini definiti. Chi è che non ha notato quella casa che sorge in «crosara» proprio sull'angolo tra via Mazzini e via Citella in direzione Verona.

E giunta voce che sotto le sue mura merlate e le eleganti finestre riecheggiò in una notte antica il rantolo di morte di un nobil signore. Nel tempo di dame, cavalieri, armi e amori, quando un unico, grande territorio apparteneva ad un unico, potente feudatario che controllava ogni cosa e che era il punto di riferimento per tutti gli abitanti della zona, due giovani di Bussolengo decisero di sposarsi.

Come tutti i futuri sposi dovevano però rispettare il «ius primae noctis», il «diritto della prima notte»: in sostanza, non si celebrava alcun matrimonio se prima non si passava dal signorotto che, a significare la sua autorità, chiedeva per lo più il pagamento di un tributo, ma sembra che talvolta esigesse di passare la prima notte di nozze con la novella sposa; il signorotto di Bussolengo fece proprio quest'ultima richiesta che sarebbe stata «onorata» all'interno della casa della «crosara».

II marito di turno meditava la vendetta; la moglie era sua! Che andassero pure a farsi friggere certe usanze; lui a mangiarsi le mani e a rodersi Io stomaco in un angolo, proprio non si vedeva!

La sera, dopo il matrimonio, si nascose quatto quatto nell'ombra, si mise ad aspettare e quando giunse il signorotto, tutto baldanzoso e con gli occhietti che luccicavano, gli saltò addosso uccidendolo.

Una croce in ferro sul muro della casa ancora oggi sta a testimoniare e a ricordare il fatto.
E.Z.
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