Ultime dal sito

22 Giu 2017
Durante la recente Festa di San Valentino il Gruppo Noi ha organizzato una bellissima mostra sulla
Scuola a Bussolengo. Leggi la Storia della Scuola nel nostro paese e la vita di un suo protagonista.
31 Maggio 2017
Per ricordare l'indimenticabile arciprete mons. Angelo Bacilieri riportiamo
l'iscrizione funebre che appare sulla registrazione della sua morte.

Maggio 2017
Due nuovi articoli interessanti: uno sull'evoluzione di due cognomi di Bussolengo,
ed uno sul Saponificio Pinali. E poi la registrazione di un Matrimonio Francese.

Marzo 2017
Tre nuovi articoli sui nostri VIP.  Vedi la relativa sezione.
San Valentino 2017
Una nuova sezione tutta da esplorare che comincia con tanta STORIA
legata a San Valentino e continua con tante altre storie!
San Valentino 2017
Al Centro Sociale una bellissima mostra sulla Scuola a Bussolengo dagli inizi
fino a pochi decenni fa. Bravo Circolo Noi. Da vedere.

Passaggi, cunicoli e gallerie.

Nel nostro paese vivevano una volta principi e duchi ed altre famiglie nobili; ne sono prova certa la villa Spinola, la casa con le merlature della crosara (ex sede della osteria della Maria Pape) ed anche la casa vecchia ora restaurata che si trova di fronte alla chiesa di S. Valentino; chi non ci crede potrà notare come sui portali di dette case e su tante altre vi siano molti stemmi araldici nobiliari.

Si racconta che l'ultimo nato dei conti che abitavano a S. Valentino fosse deforme; era nato con la testa da porco perché i nobili avevano la pessima abitudine di sposarsi tra di loro. Il povero giovane non voleva uscire di casa perché era terrorizzato dal pensiero che qualcuno lo potesse vedere e si mettesse a ridere delle sue disgrazie, né d'altra parte voleva rinunciare a vivere almeno un poco di quella vita e di quella libertà che gli altri avevano. Si fece allora costruire una galleria che, dalla sua casa, lo portasse direttamente sul retro della chiesa di S. Valentino e da quella sua scomoda posizione, dietro l'altare, poteva ascoltare la S. Messa e guardare la gente senza essere visto; per poter raggiungere il fiume e sentirsi finalmente libero, si fece costruire un'altra galleria che lo portasse direttamente al castello di Bussolengo, sulla cima della collina che scende rapidamente verso le rive dell'Adige.

Le gallerie esistono ancora ed in molti giurano di averle viste e di essere stati invitati ad entrarvi per esplorale, ma nessuno, per evitare sorprese, ci ha mai provato. Ora si dice che le gallerie sono state chiuse perché altrimenti qualcuno avrebbe impedito la costruzione delle case sovrastanti ma i bene informati affermano che è tutto ancora agibile solo che è meglio non andarci perché ....non si sa mai.
G.U.

Un don Rodrigo di nome Catullo.

Catullo, è uno dei più grandi poeti lirici latini. E' incredibile come, a fronte degli elementi storici, si sia formata una leggenda popolare che sembra non avere niente in comune con essi.

«Catullo — raccontava mia nonna — era vissuto ai tempi dei reatéi (piccoli re? tirannelli? signorotti?) e, come ogni reatél, faceva quello che voleva, al di sopra delle leggi civili e dei comandamenti religiosi. Soprattutto egli faceva scomparire le ragazze del luogo che aveva adocchiato e le teneva prigioniere qua e là in luoghi segreti, in grotte, per i suoi capricci.

Catullo aveva terrore delle folgori e perciò, durante i temporali, si rifugiava nella parte più nascosta della sua villa a Sirmione. Ma un giorno, per quanto egli si nascondesse, durante un temporale Dio mandò un fulmine che lo colpì radendo al suolo anche la sua villa».

La leggenda popolare, come si è detto, non si fonda su nessun elemento storico.

I nostri vecchi, di estrazione contadina, non conoscevano Catullo; invece avevano presente le grotte di Catullo.

Se qualcuno avesse visto l'area archeologica che va sotto il nome di «grotte di Catullo», difficilmente l'avrebbe interpretata in modo corretto, cioè come i resti di una antica domus romana. Con più probabilità, l'avrebbe interpretata come le rovine causate da un terremoto o da un fulmine.

Ancora, nessuno dei narratori e degli ascoltatori sapeva quando fosse vissuto Catullo: egli viene perciò fatto vivere in un 'età di rapporti feudali, quando al signore era possibile condurre una vita di soprusi a danno della povera gente, senza che essa possa opporre i freni della legge.

Ed è qui che la storia narrata tra la gente trova una straordinaria somiglianza con quella narrata dal Manzoni nei Promessi Sposi: Catullo, il reatél, è simile a un don Rodrigo, ad un Innominato e le ragazze rapite sono figure simili a quella di Lucia.
L.Z.

Agguato nell'ombra in "crosara".

La forma insolita di una casa può favorire le più suggestive leggende dove la fantasia si mescola al vero e al verosimile senza confini definiti. Chi è che non ha notato quella casa che sorge in «crosara» proprio sull'angolo tra via Mazzini e via Citella in direzione Verona.

E giunta voce che sotto le sue mura merlate e le eleganti finestre riecheggiò in una notte antica il rantolo di morte di un nobil signore. Nel tempo di dame, cavalieri, armi e amori, quando un unico, grande territorio apparteneva ad un unico, potente feudatario che controllava ogni cosa e che era il punto di riferimento per tutti gli abitanti della zona, due giovani di Bussolengo decisero di sposarsi.

Come tutti i futuri sposi dovevano però rispettare il «ius primae noctis», il «diritto della prima notte»: in sostanza, non si celebrava alcun matrimonio se prima non si passava dal signorotto che, a significare la sua autorità, chiedeva per lo più il pagamento di un tributo, ma sembra che talvolta esigesse di passare la prima notte di nozze con la novella sposa; il signorotto di Bussolengo fece proprio quest'ultima richiesta che sarebbe stata «onorata» all'interno della casa della «crosara».

II marito di turno meditava la vendetta; la moglie era sua! Che andassero pure a farsi friggere certe usanze; lui a mangiarsi le mani e a rodersi Io stomaco in un angolo, proprio non si vedeva!

La sera, dopo il matrimonio, si nascose quatto quatto nell'ombra, si mise ad aspettare e quando giunse il signorotto, tutto baldanzoso e con gli occhietti che luccicavano, gli saltò addosso uccidendolo.

Una croce in ferro sul muro della casa ancora oggi sta a testimoniare e a ricordare il fatto.
E.Z.
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