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Don Turri nei guai.

Nella casa-convento acquistata da don Turri in vicolo Venezia (la stessa nella quale il sacerdote voleva erigere l’ospedale nel 1847) sono ospitate tre signore: una portinaia, una direttrice e una maestra che gestiscono due scuole femminili frequentate da circa 90 ragazze.

Domenica 11 agosto 1850 il deputato Domenico Benati, mentre è alle funzioni religiose, viene avvisato da persona onoratissima che sta succedendo qualcosa di grave al così detto convento delle monache di don Turri. Si sono udite infatti grida e minaccie feroci del sacerdote Turri e preghiere, lamenti, singulti, pianto e grida femminili.

Il Deputato si reca subito in vicolo Venezia in tempo per sentire gli ultimi strascichi della concitata disputa. Non osa però entrare e quando tutto è silenzio si allontana.

Il giorno seguente il Benati trova al protocollo comunale una istanza della maestra Maria Ferrari, una delle tre giovani ospitate dal Turri, nella quale gli viene chiesto di presentarsi al convento per una importante deposizione. Il Benati si reca quindi al convento accompagnato dal deputato Scolari, dal segretario e dal cursore.

Secondo il racconto della signorina Maria Ferrari, don Turri le aveva fatto pervenire una lettera con firma autografa piena di contumelie ed insulti contro il reverendo arciprete don Bartolomeo Dal Fior e il suo coadiutore don Gerardo Fraccaroli chiedendole di farne copia per le persone interessate e avvertendo che sarebbe passato, al suo ritorno da Verona, per ritirare la lettera.

La Ferrari, temendo di essere compromessa restituendo l’originale, lo aveva poi messo in mani sicure.

Pochi giorni dopo don Turri si presentava per riavere il suo scritto, ma trovandosi di fronte al netto rifiuto della Ferrari, comincia a minacciarla. Non ottenendo quanto chiesto, don Turri fa rompere e sollevare dal muratore Giacomo Rubeti il coperchio di un buffetto sospettando vi sia nascosto lo scritto, apre i cassetti dell’armadio e mette tutto sottosopra. Rinchiude poi la maestra in uno sgabuzzino per continuare le ricerche. La Ferrari, riuscita a fuggire dalla finestra, si trova però di fronte don Turri con in mano una piccola cassetta chiusa a chiave nella quale sono contenute delle sue lettere personali e riservatissime e nel tentativo di strappargliela, viene spinta e strattonata in malo modo.

La deputazione, dopo aver sentito il racconto, in accordo con il parroco, manda il processo verbale al vescovo per la procedura canonica e invia uno scritto al commissario nel quale si lamenta del comportamento di don Turri: No, non pensi il sacerdote don Turri di continuare ad illudere con millanterie o promesse inadempienti il proprio paese.

Non si conoscono i provvedimenti presi dalle autorità ecclesiastiche nei confronti di don Turri né quelle prese dalle autorità politiche. La maestra Ferrari, come promesso dal parroco, viene tolta dal convento e sistemata presso persona fidata.

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