La sua vita.
Don Giuseppe Turri nasce a Bussolengo il 4 settembre 1790 in una agiata famiglia di commercianti. Spiccatamente incline allo studio, dal quale verrà bruscamente a distoglierlo una malattia della vista contratta nel 1811, entra nel Seminario Vescovile.
Costretto a lasciare il seminario termina il suo curriculum di studi privatamente sotto la guida di un sacerdote. Tramite gli Oratoriani, che hanno una casa di villeggiatura a Bussolengo, conosce e frequenta il padre Antonio Cesari (1760-1828). In quel tempo il celebre Oratoriano teneva a Verona lezioni di sacra eloquenza e, contemporaneamente, esercitava con grande successo il ministero della parola.
A questa attività il Turri si sarebbe dedicato per tutta la vita, prima in maniera saltuaria, quindi in forma sempre più continuativa, specialmente dopo la conclusione della sua unica esperienza di cura d’anime, come economo spirituale della parrocchia natia durante gli anni 1829-1833.
Nel 1835 si stabilisce a Verona da dove è più facile intraprendere i frequenti viaggi apostolici che lo conducono non solo fuori dai confini della diocesi ma anche in altri Stati.
Diventa “predicatore a tempo pieno” e si dedica agli esercizi spirituali al clero, alle religiose e al popolo, alle missioni, a predicazioni minori come novene, tridui, panegirici e si reca da Verona a Pavia, Piacenza, Milano, Torino, Roma, Venezia, Vienna, Trieste, in molte altre città e paesi minori come Bussolengo, Calmasino, Bovolone, Lonato, Montichiari, Cittadella, Pergine, Riva, Nonantola, Carpi.
Nel 1847 offre alla deputazione comunale di Bussolengo uno stabile perché il Comune ne faccia un ospedale, ma l’offerta non ha seguito perché l’amministrazione la ritiene inadeguata alle occorrenti spese. Per dare alle sue collaboratrici un’adeguata formazione, tanto sotto il profilo spirituale che professionale, chiama dal Tirolo due Suore della Misericordia.
Nel 1844 e nel 1846 aveva pensato di chiamare a Bussolengo le Redentoristine, quindi le Suore dell’Ordine Teutonico, e le Figlie di Maria Bambina.
Nonostante le smentite, egli nutre probabilmente il segreto proposito di dar vita a un nuovo istituto religioso, quindi alle Ancelle della Carità di Brescia che accettano la donazione nel 1853 e il 7 dicembre 1855 aprono la nuova casa a Bussolengo.
Le rilevanti spese e le preoccupazioni procurategli da tali iniziative non lo arrestano e nello stesso anno 1855 fonda a Bussolengo il Collegio dei giovanetti discoli derelitti affidandolo ai Figli di Maria di Brescia cioè ai Pavoniani.
I limiti del suo carattere non sfuggono a chi si ponga a esaminarne la personalità.
Incline ad infiammarsi per nuove imprese, ne perseguiva la realizzazione con un impeto insofferente di ogni ostacolo. Ma spesso la sua carica di dinamismo si esauriva prima che i risultati conseguiti si fossero sufficientemente consolidati. Impiegò notevoli somme e molto del suo tempo e delle sue energie per appagare un incontenibile bisogno di vedersi al centro dell’attenzione, di sentirsi riverito ed amato. Si adoperò inoltre per il riscatto e la riapertura delle chiese di Bussolengo, il ritorno dei Minori Osservanti e la venuta, nel 1856, dei Padri Redentoristi.
Trascorre gli ultimi anni di vita nella solitudine e nella cecità. Muore il 3 luglio 1863.