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UNA FAMIGLIA ESTINTA: I DOREGHINI.

Nessuno oggi a Bussolengo conosce questo nome in quanto gli ultimi appartenenti a questa famiglia sono morti nella seconda metà del 1800.

Eppure nei secoli che vanno dal XV al XVIII la famiglia ebbe una certa importanza in paese. Fra di loro ci furono Sindici et Estimatores (funzione pubblica, in quei tempi);la loro professione era sicuramente legata all’Adige in quanto mugnai e pistori.

E’ una delle poche famiglie che la tradizione dice essere rimasta immune dalla peste del 1630 (dal libro di don Bacilieri).

I Doreghini, o Dorigini o Doregini, risiedono a Bussolengo da “sempre” come ci dicono numerosissimi documenti. Per esempio Bartolomeo, figlio di Bernardino fu Bartolomeo e Libera sua moglie, nasce il 12 ottobre 1561 (muore piccolissimo, ma è seguito da numerosi fratelli) e la registrazione del suo battesimo è fra le primissime che si trovano nei libri parrocchiali. Ma citazioni della famiglia sono numerose fra le pergamene conservate nel Comune (ad esempio la nro 6 del 1478 cita Pietro) e numerosissime negli atti notarili da me consultati, dei primi anni del ‘600.

Agli inizi di quel secolo, ci sono almeno tre rami importanti nei quali, secondo un costume che si è protratto fino al secolo scorso, i nomi dei nonni si perpetuano nei nipoti.

Il ramo che discende da Bartolomeo (nato agli inizi del ‘500) si imparenta con altre famiglie importanti del paese quali i Tortella, i Danese, i Cavazzocca, i Voltolini. Fra i figli di Bartolomeo, c’è un nome strano, non frequentissimo nemmeno allora: CANTINO, che probabilmente abita nella zona di S. Valentino. Un suo nipote, Lorenzo, abita invece al Corrobiol dove vende una casa che confina con altri Doreghini.

Un altro ramo discende da Vincenzo; si imparenta con i Tignali, con i Forante, con i Beltrame. Fra i discendenti troviamo un DOREGHINO (nel ‘500, e molto spesso nella prima parte del ‘600, invalse l’uso di utilizzare nomi uguali ai cognomi: Girello de Ghirellis, Danesio de Danesiis, Montresoro de Montresauris, Righetto de Rigettis…).

Il terzo è il ramo che si imparenta con i forestieri Piamontesi: il capostipite è Pietro citato, come si è detto, in una pergamena del 1478 fra i notabili del paese. In questo ramo si alternano per molte generazioni i nomi di Pietro e di Lorenzo. A questa famiglia appartengono rami importanti che fanno capo ai domini Francesco e Giovanni, ed un ramo sicuramente di spicco nella vita pubblica del paese agli albori del ‘600: quello di Lorenzo da cui discendono Pietro che è pistor, sindicus ed estimator nel 1629, ed Antonio a sua volta pistor ed estimator. Come si è detto prima, in questa famiglia la professione principale è quella di pistore ed anche di molendinaro, mugnaio; entrambe le professioni avranno una notevole continuità con i Vassanelli loro discendenti.

Un altro figlio di Lorenzo è Giacomo che sposa, il 31 gennaio 1594, Florina di Domenico de Tignalis; probabilmente già a fine anno nasce la figlia Chiara.

Giacomo è detto Molon e forse non è un uomo pubblico come i fratelli (è possibile che sia il cadetto della famiglia). Ma sicuramente povero non è, visto che nel 1627 acquista un terreno con viti e morari in località  S. Salvar, dal nobile Giuliari di Verona. Muore il 25 giugno 1649 pochi mesi dopo la moglie Florina.

Nel 1615 Chiara si sposa col forestiero Giovanni de Vassonesi di Nicola, della parrocchia di S. Nicola in Val Osta in territorio del Piamonte, dando così inizio all’avventura dei Vassanelli.

La famiglia si estingue nella seconda metà del 1800.



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