Ultime dal sito

Ottobre 2022

Un documento che cita uno dei tanti incendi generati in Bussolengo dagli Alemanni.

Agosto 2021
È stato l’uomo del sorriso e della partecipazione, volentieri aiutava chiunque volesse fare ricerche.
In ricordo del prof. Elio Bonizzato, nel decimo anniversario della morte 2011-2021.
Marzo 2021
Una grande storia quella della Filanda dei Danese.
Aurelio ce la racconta.
Febbraio 2021
Molti sono stati i Bussolenghesi emigrati negli States, in particolare in Pennsylvania a fare i minatori.
E sempre difficili sono state le loro vite, ma quella di Ferdinando è sicuramente tragica.
22 Giu 2017
Durante la recente Festa di San Valentino il Gruppo Noi ha organizzato una bellissima mostra sulla
Scuola a Bussolengo. Leggi la Storia della Scuola nel nostro paese e la vita di un suo protagonista.
31 Maggio 2017
Per ricordare l'indimenticabile arciprete mons. Angelo Bacilieri riportiamo
l'iscrizione funebre che appare sulla registrazione della sua morte.

Indice articoli

4. Ellis Island.
Alla fine di un simile viaggio di 10-15 giorni sull’oceano, ecco l’America! Ecco, per la maggior parte di coloro che emigrarono dopo il 1892, Ellis Island. E’ un’isola situata all’ingresso del porto di New York all’ombra della Statua della Libertà. Nei secoli è stata dapprima un isolotto che a malapena spuntava sopra la marea, poi il posto dove si impiccavano i pirati; un luogo di difesa del porto, un deposito di munizioni ed infine, dal 1892, il punto di ricevimento degli emigranti.
  
Dal 1855 al 1890 entrarono in America circa 8 milioni di europei, tipicamente dalla Gran Bretagna, Irlanda, dalla Scandinavia, dalla Germania, ma anche, in minor numero, dall’Italia. Crearono il “nocciolo duro” del giovane stato. Lo stato di New York li accolse in Castle Garden in the Battery che, con Ellis Island, faceva parte delle fortificazioni del porto. Verso la fine del secolo divenne evidente che il luogo era ormai inadatto allo scopo ed inoltre l’organizzazione era inefficiente e corrotta. Venne così creata una nuova struttura in Ellis Island, inaugurata il 1’ gennaio del 1892; il primo emigrante a porvi piede fu, il giorno dopo, Annie Moore, una ragazza irlandese di 15 anni, accompagnata dai suoi fratelli. Nello stesso anno anche alcuni Bussolenghesi arrivarono a New York per cambiare vita; certamente preceduti da altri (pochi), negli anni precedenti.
Nei successivi 62 anni, più di 12 milioni di emigranti passarono da questa isola. Purtroppo, nel 1897, un incendio divampò nell’isola, favorito dall’uso vasto di costruzioni in pino; fortunatamente non ci furono morti, ma andarono persi numerosi registri dell’emigrazione dal 1855, e ciò fa comprendere perché le informazioni attualmente disponibili partano essenzialmente dal 1892. Nel 1900 la costruzione di nuovi edifici a prova di incendio fu completata. Altri porti accolsero gli emigranti: Boston, Philadelphia, Baltimora, San Francisco … Ma l’afflusso maggiore passò da questa piccola isola, ora divenuta un importante museo.
  
Come si è detto, le classi erano 3; le prime due, le più costose, oltre a fornire ogni tipo di “comodità” per affrontare l’attraversata, procuravano un lasciapassare quasi automatico per l’ingresso nel paese.Le autorità ritenevano che i passeggeri che potevano pagare i relativi biglietti avessero meno probabilità di divenire un “peso” per la sanità e la legge locale; quindi erano sottoposti ad una superficiale verifica fatta a bordo delle navi e, solamente se veniva riscontrato un qualche problema sanitario o legale, venivano avviati al controllo ben più severo cui invece erano sottoposti i passeggeri di terza (prima, dello steerage). Le navi attraccavano ai moli sull’Hudson e East River, dove i passeggeri di prima e seconda classe, una volta passata la dogana, erano liberi di entrare negli Stati Uniti. Quelli di terza classe venivano trasportati con traghetti o chiatte ad Ellis Island dove subivano approfondite indagini mediche e legali. Se i documenti erano in ordine e lo stato di salute ragionevole, l’ispezione durava da tre a sei ore. La visita medica tendeva ad appurare in particolare la presenza di malattie infettive o gravi, comprese quelle mentali; lo scopo era di non ammettere soggetti che potessero divenire un problema per lo stato. Col tempo, i medici addetti divennero molto abili nell’individuare i soggetti problematici riducendo così i tempi.  La successiva visita era orientata ad individuare soggetti con problemi legali e consisteva nel verificare la veridicità delle risposte alle 29 domande contenute nel documento di imbarco compilato alla partenza. L’isola era chiamata “Island of Tears – Isola delle Lacrime”, ma a dispetto del nome il trattamento era generalmente umano e mediamente solo il 2% degli aspiranti all’ingresso nel paese veniva respinto.
     
Ovviamente l’immigrazione così massiccia provocò reazioni da parte di attivisti “protezionisti” della razza dei primi immigranti.
Furono fatte leggi restrittive e controlli maggiori che hanno a stento contenuto questa marea di nuovi immigrati (tra queste l'istituzione di una prova di alfabetizzazione che penalizzava gli immigrati dell’Europa del sud – vedi Italiani -, proprio quelli che inquinavano il sangue nord europeo degli americani della prima ora). Il tutto si basava sulla convinzione che i residenti, discendenti delle prime immigrazioni provenienti dal Nord e dall’Est Europa (da inizio 1800 fino verso il 1880),  erano  in  qualche  modo  superiori  ai nuovi arrivati (1880-1924). Queste leggi divennero sempre più restrittive fino all’istituzione di quote d’immigrazione basate anche sull’origine. 
Ciò frenò il fenomeno dell’arrivo disordinato di nuovi immigranti, riducendo sempre più l’importanza di Ellis Island. Le verifiche di idoneità ed i visti d’ingresso cominciarono a venire rilasciati direttamente nei consolati delle nazioni d’origine e quindi la sosta prolungata nell’isola avvenne solo in casi particolari (come, ad esempio, per documenti fuori regola o altri problemi di ordine pubblico). Ellis Island fu chiusa nel 1954 e, dieci anni dopo (1965) divenne parte integrante del Statue of Liberty National Monument. Piano piano fu aperta al pubblico e nel 1990 divenne un museo che ospita circa 2 milioni di visitatori all’anno.
 
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La Provence
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