Ultime dal sito

Agosto 2021
È stato l’uomo del sorriso e della partecipazione, volentieri aiutava chiunque volesse fare ricerche.
In ricordo del prof. Elio Bonizzato, nel decimo anniversario della morte 2011-2021.
Marzo 2021
Una grande storia quella della Filanda dei Danese.
Aurelio ce la racconta.
Febbraio 2021
Molti sono stati i Bussolenghesi emigrati negli States, in particolare in Pennsylvania a fare i minatori.
E sempre difficili sono state le loro vite, ma quella di Ferdinando è sicuramente tragica.
22 Giu 2017
Durante la recente Festa di San Valentino il Gruppo Noi ha organizzato una bellissima mostra sulla
Scuola a Bussolengo. Leggi la Storia della Scuola nel nostro paese e la vita di un suo protagonista.
31 Maggio 2017
Per ricordare l'indimenticabile arciprete mons. Angelo Bacilieri riportiamo
l'iscrizione funebre che appare sulla registrazione della sua morte.

Maggio 2017
Due nuovi articoli interessanti: uno sull'evoluzione di due cognomi di Bussolengo,
ed uno sul Saponificio Pinali. E poi la registrazione di un Matrimonio Francese.

Indice articoli

RIVIVERE LA FILANDA!
LaFILANDA ParticolareLa mossa (felice) di rinfrescare la memoria di molti bussolenghesi e di riflesso tramandare ai posteri un preciso periodo storico di Bussolengo, è dovuto al progetto della signora Bruna PASSERINI e di Benigno TOFFALETTI i quali si sono rivolti al sottoscritto per magnificare, con inserti storici, il trentesimo anniversario della Parrocchia di Cristo Risorto (2010).
Da qui l'idea di allestire un padiglione dedicato alla storia della Filanda, prima industria di Bussolengo e polo economico rimarchevole per la popolazione locale, in una cornice di carrozze in voga nello stesso periodo (fine '800 – prima metà del '900): una splendida “Milord”, un bellissimo “Landau” con optional "lacchè”, la veloce “Pistoiese” e la spartana “Military”.
Fondata da Alfredo DANESE nel 1888, la filanda, in sinergia con attività “esterne” ed “interne”, ha favorito un dinamico rendimento, fin dall'inizio soddisfacente sia per i profitti dell'azienda sia per l'economia del luogo.
Svolto dalle donne di casa, il lavoro “esterno” (oggi lavoro “nero”) dava modo di migliorare la condizione economica familiare. Decisamente “casalingo” e umile, questo lavoro di semplice attuazione, ma pesante nello svolgimento, non premiava: le donne erano “poco considerate” causa soprattutto per l'odore che emanavano: "Le spussa de caaler!".
L'iter lavorativo esterno iniziava a metà aprile con il ritiro delle uova di bruco (semensa) alla filanda e la suddivisione dei ruoli fra i familiari.
Prima che si arrivasse all'incubazione per la schiusa delle uova. Il compito di far nascere il baco spettava alle donne più anziane le quali provvedevano ponendo le uova fra i cuscini del letto o fra il corpetto e la camicia che indossavano. Non appena nate, le larve venivano distribuite su piccole stuoie circolari (tondi) dislocati in ogni angolo utile della casa ed alimentate con foglie di gelso (morar) finemente tritate. Importante in tale periodo era mantenere areati gli ambienti.
In contemporanea, iniziava la costruzione delle intelaiature verticali (peagnare) nelle quali venivano disposte orizzontalmente i graticci di canne (arele). In questo periodo, era normale sentire fra la gente scambiarsi frasi del tenore "Sora le arele i caaleri i magna? , Com'è i toi caaleri? , Magnali? "
Dette strutture, necessariamente collocate in locali caldi, venivano montate in zona cucina e camera da letto costringendo la famiglia in altri spazi o, addirittura, a trasferirsi presso parenti.
Per il mantenimento dei caaleri si ricorreva alle foglie di gelso (morar). Lavoro né facile né leggero. Molta era l'attenzione da prestare nella scelta delle foglie, nell'evitare di rompere i rami, nel loro trasporto e... nel contrattare il prezzo! Rubarle? Chi osava, rischiava il diritto al voto!
Durante la raccolta delle foglie non era raro ascoltare frasi del seguente tenore: "Celestina ven da baso che è arrivato il tuo primo amor... ".
LaFILANDA TajaFojaMan mano che i bachi crescevano, dai tondi venivano trasferiti sulle arele ricoperte da foglie di gelso e, mentre gli uomini e i ragazzi andavano a raccogliere le foglie di gelso (a pelar la foia), le donne si impegnavano a tener pulita la lettiera, areare i locali e a foraggiare con foglie fresche i bachi che, crescendo in modo incredibile, venivano diradati su altri graticci appositamente aggiunti. Trascorso un mese circa, il baco era pronto per fare il bozzolo (galeta), ovvero era giunto il momento di mettere le fascine di sterpi (bosco) dato che il baco, colto dal “sonno della seta”, non mangiava più, “girava la testa” quasi a cercare il bosco.
Raggiunto il bosco, il baco si ancorava ad uno stelo e iniziava ad avvolgersi fino a creare il bozzolo. Dipendendo dalla temperatura e dall'umidità, questa operazione si svolgeva in otto/dieci giorni.
I bozzoli raccolti venivano puliti (spelaia), suddivisi per qualità o scartati.
Secondo un calendario prestabilito la filanda, provveduto al loro ritiro, dava il via al lavoro “interno” introducendo i bozzoli negli essiccatoi: operazione essenziale per evitare alla crisalide di trasformarsi in farfalla e quindi di uscire dal bozzolo rompendolo.
Dagli essiccatoi i bozzoli passavano alla fase cernita, durante la quale si eliminavano gli scarti (bozzoli schiacciati schisete, bacati o doppi dopioni ovvero con due crisalidi) prima di essere immersi in acqua calda a 80° circa per sciogliere la sericina (la gomma) che li ricopre.
Tramite una spazzola rotante a pelo d'acqua l'operaia (scopinatrice) preposta raccoglieva i capi-bava formando dei ciuffi di fili e dopo aver strappato loro la parte superiore li appendeva ad un sostegno pronti per l'intervento della filatrice (filera).
LaFILANDA ArelaSeduta di fronte alla macchina per filare, la filera aveva davanti una bacinella contenente acqua calda in cui inseriva i ciuffi preparati. Raccolti 4/5 capi-bava, li introduceva dentro un piccolo foro di un bottone di porcellana che, tramite un congegno (attacca bave), attorcigliandoli, formava una fibra di seta che andava ad avvolgersi in matasse sugli aspi rotanti posti alle sue spalle.
Rispettando la consuetudine del “non si butta niente ”, le crisalidi, rimaste a nudo causa il completo srotolamento dei bozzoli, venivano destinate quale alimento per bestiame e pesci.
Le matasse ottenute, trasferite nella stanza della seta, andavano sottoposte da parte dell'addetta al controllo (provinatrice) della bontà della filatura e del titolo dipendente dal numero di bozzoli utilizzati durante la filatura.
L'eliminazione di eventuali difetti, diversità di grossezza e impurità, era compito dell'addetta alle matasse (camarina).
Definito il titolo, la seta veniva imballata ed inviata alla tessitura e/o alla tintura.
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