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Scuola a Bussolengo. Leggi la Storia della Scuola nel nostro paese e la vita di un suo protagonista.
31 Maggio 2017
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l'iscrizione funebre che appare sulla registrazione della sua morte.

Maggio 2017
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Marzo 2017
Tre nuovi articoli sui nostri VIP.  Vedi la relativa sezione.
San Valentino 2017
Una nuova sezione tutta da esplorare che comincia con tanta STORIA
legata a San Valentino e continua con tante altre storie!
San Valentino 2017
Al Centro Sociale una bellissima mostra sulla Scuola a Bussolengo dagli inizi
fino a pochi decenni fa. Bravo Circolo Noi. Da vedere.
Collegati al sito della nostra Parrocchia.

I CIMITERI DI BUSSOLENGO NELLA STORIA.
         
NOTE DELL'AUTORE.
           
Il rapporto con l'aldilà, ovvero con la Morte, per uno come me, che si porta dietro le tradizioni della terra natia, tutto sommato non è terrificante. Fin da piccolo sono stato abituato a “convivere” con questa entità in quanto portatrice di “comunicazione, affetto e gioia” parimenti a tradizioni similari (vds. Santa Lucia) di tante altre regioni nazionali ed internazionali.
Ogni anno, al pari di Santa Lucia, nella notte antecedente la loro commemorazione, i morti “ritornano” in famiglia lasciando ai piedi dei letti dei bambini buoni, quale segno del loro passaggio, giocattoli e dolciumi. Grazie a questa “presenza”, il giorno triste diventa giorno di festa (una volta, era festa anche a scuola!).
Ciò non esula dalla domanda sulla quale dall'inizio della ragione, prima di tanto in tanto, poi, parallelamente alla sua maturazione, sempre più spesso, tutti ci soffermiamo a riflettere (non senza apprensione) sul dopo la morte: cosa ci aspetta?
La beffa per l'ateo, il “passaggio” per il credente. Così, mentre nel primo forte è il lavoro di ricerca nell'intento di ignorarla fino all'ultimo istante allo scopo di renderla il meno possibile cruenta, nel secondo monta la ragionevole speranza posta nella certezza che la vita va ben oltre il binomio “nascere-morire”.
La conseguente proliferazione di dottrine riguardanti l'immortalità, la reincarnazione ecc., resta giusta nel lasciare spazio alla distinzione dato che, le religioni derivate, si affannano ad impadronirsi di proprie interpretazioni sia per alleggerire la paura sia per cercare una plausibile spiegazione al “problema” morte.
Non essendo ammanicato in alcun modo alla problematica fin qui esposta, fermo qui il mio "cappellozzo" per passare ai motivi che mi hanno portato alla ricerca dei luoghi destinati alla sepoltura nella “nostra” Bussolengo.
Motivi. Sono e restano sempre quelli: scavare nel passato per scrivere la Storia, ricordare avvenimenti dimenticati, per rinfrescare e costellare di gloria Bussolengo.
Una premessa dettata dalla volontà di andare al di là di un semplice racconto introducente un pezzo di storia tanto soddisfacente quanto malinconico: la ricerca di questo culto dei morti a Bussolengo deve esser letta quale spunto per porre in risalto l'arte funeraria, l'illustrazione delle tradizioni e i mutevoli sistemi di sepoltura caratteristici, sviluppatesi nella nostra zona, al solo fine di creare spunti capaci di traghettare il passato verso il futuro poggiandolo sul nostro presente.
Aurelio RUSSO 2015
Ai miei nonni
apostoli del rispetto
per chi non c'è più.

LA SEPOLTURA CRISTIANA.
          
Partendo dalla tesi che pone Cristo quale fondamento della Bibbia e di ogni dottrina facente capo ad essa, per fede il credente accetta Gesù quale Uomo-Dio che ha rivelato la fede cristiana.
Una infarinatura sulla conoscenza di tale materia, che spinge alla riflessione: Cristo è Uomo-Dio? Con un diniego verrebbe fuori che il Vangelo è un prodotto umano; il Cristianesimo non sarebbe una religione rivelata ma una dottrina, frutto di una scuola di pensiero quale è quella di Confucio, di Socrate, di Gandi ecc. ecc..
La religione è un credere, un fidarsi, un affidarsi a Qualcuno che è al di là, che è oltre la realtà rivelando verità lontanissime dal pensiero umano. Il culto dei morti affonda le sue radici in queste verità in quanto i cristiani, vivendo la morte come un passaggio a nuova vita, rifiutano l'usanza della cremazione del corpo, ma inumano i defunti nello stesso modo usato per Gesù Cristo. Fatta eccezione per casi particolarmente gravi (pestilenze, guerre, catastrofi naturali, ...), i morti vengono deposti in fosse scavate nella nuda terra con quello che hanno indosso oppure nudi, eccezion fatta per i benestanti che vengono deposti nei sepolcri avvolti nei loro sontuosi abiti.
Per motivi strettamente legati alla necessità igienica, verso il 1600 inizia l'abitudine di usare la cassa. Nei cimiteri di Bussolengo la cassa appare nella sepoltura di Cristofero Curti, bergamasco, avvenuta il 30 luglio 1746.
A seguire, altra testimonianza-documento sull'utilizzo della cassa la si deve alla sepoltura di Antonio Motta. Il defunto, deposto nel sepolcro familiare costruito all'interno della parrocchia, “nel giorno seguente è stato levato dal sepolchro e riposto in una cassa cattramata con l'ordine della Sanità è stato trasferito alla chiesa di San Vittore e là è tumulato” (19 giugno 1755).
E' da osservare che all'inizio i defunti dei primi cristiani, non possedendo proprie aree cimiteriali, venivano sepolti nelle necropoli dei pagani. In seguito, per differenziarli, questi luoghi di sepoltura vennero distinti in necropoli e cimiteri. I luoghi di sepoltura dei pagani conservarono la loro denominazione, necropoli (città dei morti), mentre quelli destinati ai cristiani, furono indicati con il nome di cimiteri (“dormitori” in quanto, essendo la morte vista come passaggio a nuova vita, il temporaneo sonno (dormitio) non era altro che l'attesa del risveglio). Da qui il rifiuto della tradizione pagana di cremare i corpi; il cristiano alla sua morte deve essere inumato come è stato fatto come Gesù: pulizia del corpo, unzione, sepoltura.
Tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la Sua voce e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condannaCristo che è la Verità, separerà i giusti dagli ingiusti mandando gli uni alla vita eterna, gli altri al supplizio eterno. L'universo sarà trasformato in “cieli nuovi e nuova terra ... non vi sarà più morte, né lutto, né lamento, né affanno”.
In questo nuovo mondo gli eletti, i giusti, i purificati vivranno in eterno faccia a faccia con Dio Sommo Bene e fonte inesauribile di gaudio e di pace. Contrariamente, dei dannati è l'estinzione eterna nella privazione della visione beatifica di Dio.
Il significato religioso di “fine del mondo” non è per nulla legato alle ipotesi scientifiche che la indicano in avvenimenti catastrofici, come nello stesso tempo non è dogma cristiano l'immagine tradizionale del fuoco infernale, desunta dalla Geenna, discarica di Gerusalemme dove ardeva perennemente il fuoco al tempo di Gesù Cristo.

L'INTERVENTO DI NAPOLEONE.
                              
Validi motivi igienici indussero il francese Napoleone ad emanare un decreto con il quale si proibiva di seppellire i morti nelle chiese, zone limitrofe, nei centri abitati. Passato alla storia come il decreto di Saint Cloud, esso porta la data del 12 giugno 1804.
Bussolengo, dopo pressioni e solleciti da parte del governo, riesce ad individuare, nei pressi della chiesetta di San Rocco, un'area idonea alla bisogna e quindi a presentare in Prefettura di Verona, un progetto per il nuovo Camposanto. E' il 10 novembre del 1807. Le trattative per l'acquisto del terreno vanno alle lunghe tanto è vero che il Comune di Bussolengo riesce ad acquistare il fondo soltanto nel 1811 pagando al proprietario Bortolo Motta lire 1715.
Avviati i lavori lo stesso anno, la nuova struttura viene consacrata al culto dei morti il 13 luglio del 1813 con il seppellimento del primo defunto: una bimba di 7 mesi, Rosa Marianna, morta, a detta del parroco Gaetano Cabrusà, per un male intestinale.
Il cimitero per sommi capi è uguale a quello che vediamo oggi entrando dalla vecchia porta centrale: porticato perimetrale, piazzale con al centro l'antica colonna con in cima la croce di ferro, traslata dal vecchio cimitero, e, dall'altra parte fronte all'ingresso, la chiesa.

PRIMA DI NAPOLEONE. SAN SALVAR E SANTA MARIA MAGGIORE.
                  
Prima dell'avvento napoleonico, i morti venivano tumulati all'interno delle chiese (Santa Maria Maggiore, San Valentino, San Francesco) oppure all'esterno delle chiese ove erano stati impiantati quattro cimiteri: uno a occidente di San Salvar, un secondo davanti alla chiesa di Santa Maria Maggiore, un terzo a oriente della chiesa di San Micheletto e un quarto presso la chiesa di San Vito. Essendo considerate oratori o semplicemente chiese sussidiarie, non erano dotate di cimitero le chiese di San Rocco e di San Valentino.
Sull'età di questi cimiteri si sa poco o nulla. Lavori eseguiti alla fine del secolo XIX a San Salvar, hanno portato alla luce resti umani, lucerne e suppellettili funerari risalenti all'epoca romana a conferma dell'esistenza di un cimitero antico che potrebbe essere di origine pagana o longobardo-cristiana. Di certo si sa solo che questo cimitero non è stato più usato dalla fine del 1600: durante la visita del vescovo Alberto Velier, nel 1595, il suo cancelliere annotava “vi è il cimitero ma in esso non vi seppelliscono i defunti”.
       
Circondato da muri e costruito davanti alla facciata della chiesa, era l'antico cimitero di Santa Maria Maggiore.
Secolo IX? Sicuramente si può far risalire la sua esistenza, documentata, già al 1200. Al centro della struttura, per volere del vescovo Sebastiano Pisani, nel 1656 viene posta una colonna sormontata da una croce di ferro (in seguito traslocata nell'attuale cimitero).
Considerando nel suo insieme la struttura, non solo la colonna, va attribuita ad un periodo antecedente, ma è da notare la sua posa in opera “al contrario” cioè il capitello è alla base: forse per dare più “luce” alla croce?
La crescita del cimitero di Santa Maria Maggiore è così costante da richiedere, nel 1692, la costruzione di una strada per facilitare le processioni; nel 1718, il restauro e l'ampliamento; nel 1730, risalta l'intervento del vescovo Francesco Trevisani: “Si restaurino quanto prima i muri del cimitero tutt'intorno e ogni ingresso venga ristretto e su entrambe le parti si innalzi una croce di ferro; inoltre si scavi una fossa sopra la quale venga posta una grata, per lo meno in legno perforato largamente, per impedire l'ingresso agli animali non solo nel cimitero ma pure in chiesa”.
Nel XVIII secolo, il cimitero fa da contorno alla chiesa tramandando al secolo successivo le problematiche da risolvere allorché si decide la costruzione della canonica, la piazza, la scalinata di accesso al Comune e il muro di contenimento lato via Borghetto.
Nel 1853 il Comune concede alla “Corporazione dei Chierici” 54 mq. per la costruzione della casa canonica a nord della chiesa, ricordando alla Fabbriceria che tutta l'area cimiteriale è proprietà del Comune come testimonia un lavoro di manutenzione del cimitero, effettuato nel 1835, costato alle casse comunali 175,62 lire.
Ai lavori citati, si sovrappongono i lavori di ampliamento richiesti dal parroco Luigi Salomoni nel 1858: si erige la statua dell'Immacolata sulla gradinata, per l'occasione ingrandita, che porta al Comune, si costruisce un muro di contenimento parallelo alla via Borghetto in sostituzione di quello esistente ormai in rovina, si crea un giusto spazio per il mercato del bestiame (pecore e suini).
Di fatto il cimitero di Santa Maria Maggiore cessa la propria ragione di essere nel giugno del 1813 ottemperando così al decreto napoleonico.

SAN MICHELETTO E SAN VITO.
                         
Nella depressione che ancora oggi è visibile a est della chiesa di San Micheletto (attualmente sede dell'ANA), denominata Fossa di Sermion, era situato il terzo cimitero di Bussolengo.
Questo luogo noto già nel XVI secolo, era utilizzato per dare sepoltura agli annegati nel vicino fiume. I corpi restituiti dal fiume Adige, venivano recuperati e deposti per l'identificazione in un locale adiacente la chiesa quindi, a spese del Comune, seppelliti in loco. Di quanto scritto sugli annegati non esiste una qualche documentazione antecedente o a partire dal secolo citato, si fa riferimento ad un “si dice e si ripete” tramandato da padre in figlio.
I registri della parrocchia non citano alcun caso di sepoltura di annegati nella Fossa di Sermion. Si può pensare che nella zona fossero seppelliti sventurati sconosciuti e privi di una identificazione religiosa.
Nelle storie del “si dice” c'è la storia di un'unica donna annegata alla quale venne concessa la sepoltura con il rito cristiano, nel cimitero parrocchiale, perché le fu trovato addosso un rosario.
Questo non trovare alcun riscontro nei registri dei morti della parrocchia di Santa Maria Maggiore, con prepotenza affaccia nel ricercatore l'ipotesi di un legame di questo sito ad un probabile cimitero longobardo abbandonato dopo la conversione di quest'ultimi al cristianesimo.
A favore dell'ipotesi, la presenza in loco dell'arcangelo San Michele (chiesa di San Micheletto), venerato dai Longobardi quale traghettatore dei morti nell'oltretomba. Ma è un'ipotesi che si scontra con la realtà che vuole la mancanza di qualsiasi reperto funerario longobardo nel territorio, malgrado questo popolo abbia dominato a lungo il paese di Bussolengo: dal 596, arrivo di Alboino, fino al 774 anno in cui Carlomagno sconfisse Adelchi, ultimo re longobardo.
Al contrario dei Franchi calati in Italia come conquistatori, i longobardi, giunti quale popolo migratore (con i loro usi, costumi e con proprie leggi), si integrarono tanto bene nel territorio da evitare la loro disgregazione malgrado la sconfitta. Come è possibile che non avessero un loro cimitero?
Da cosa deriva la totale mancanza di reperti funerari ricongiungibile alla loro presenza nel territorio? Unica spiegazione, in mancanza fino ad oggi di un qualsiasi indizio, è da ricercarsi nella perfetta integrazione di questa popolazione nel tessuto locale tanto da poter utilizzare i cimiteri esistenti.
               
Sempre sotto la giurisdizione del Comune di Bussolengo, in zona San Vito, era il quarto cimitero.
Di esso si ha notizia grazie alla visita pastorale del vescovo Marco Giustiniani. Avvenuta nel 1634, della visita citata, restano limitate e scarne notizie: misure (del cimitero) alquanto ristrette, posizione a ridosso dell'antichissima chiesetta, in esso vengono seppelliti gli abitanti del luogo.

APPROFONDIMENTI SUL CIMITERO DI SMM.
           
Il cimitero più grande di Bussolengo al suo interno era diviso in settori. Il principale, il settore più esteso, era quello posto sul davanti della chiesa. Esso era riservato ai defunti battezzati, morti dopo aver ricevuto tutti i Sacramenti prescritti e in comunione con la Santa Madre Chiesa”.
Detto sepolcro dei poveri, questo settore era riservato ai poveri che vivevano in estrema povertà. Generalmente venivano sepolti a spese del Comune o di qualche Confraternita.
Per i battezzati, o ritenuti tali, morti per causa violenta (normalmente soldati stranieri o persone del luogo), il settore loro riservato era detto sepolcro degli uccisi.
All'interno della chiesa, in un'area denominata sepolcro dei fanciulli venivano tumulati i bambini da appena nati fino all'età che non consentiva loro di ricevere i Sacramenti. Questa scelta nasceva dall'immagine di innocenza che i bambini danno e pertanto il loro posto naturale è il Cielo. Un posto accanto all'altare per essere vicinissimi a Dio Considerando l'alta mortalità infantile del tempo, il continuo seppellimento di bambini in questo sepolcro rende probabile il pensiero di don Bacilieri (1) che, teorizzando la posa di uno strato di terra sopra ogni livello di morti per poter continuare a seppellire in sovrapposizione, dà una spiegazione plausibile al motivo che ha determinato l'innalzamento del terreno intorno alla chiesa di Santa Maria Maggiore.
Altro settore detto sepolcro dei viandanti e dei forestieri, accoglieva le persone di passaggio che, sempre in comunione con la Santa Madre Chiesa, morivano entro i confini comunali.
Nel cimitero della parrocchia di Santa Maria Maggiore nessuna zona era destinata a coloro che morivano senza i Sacramenti cristiani.
In chiesa, nell'area antistante l'altare maggiore era il sepolcro dei sacerdoti. Documenti che certificano la sepoltura di prelati portano date posteriori al 1634; i registri antecedenti andarono distrutti dai lanzichenecchi nel 1630 durante la terribile peste. Con certezza documentata, si sa che il 17 aprile 1686, nella sepoltura dei sacerdoti in chiesa, è stato sepolto don Gerardo Forante, sacerdote di Bussolengo. L'8 aprile 1697 viene sepolto don Ottavio Tomezzoli, parroco di Santa Maria Maggiore. Ne seguirono tanti altri. L'ultimo sacerdote tumulato in chiesa, il 7 marzo 1804, fu don Gerolamo Bonzanini, sacerdote nato a Bussolengo, morto alla veneranda età di 84 anni. I sacerdoti che vennero dopo, causa l'arrivo dell'Armata napoleonica e con essa la proibizione di tumulazione nelle chiese, trovano riposo per le loro spoglie nel cimitero comunale. La consultazione dei Registri dei morti porta anche alla scoperta che questo settore di sepoltura non era “strettamente” riservato ai sacerdoti. Infatti in tali documenti, si legge della deposizione di Donna Lucia Sughi, mamma di don Giovanni Sughi, morta il 17 novembre 1704, di Donna Laura Bernareggio moglie di Pietro e mamma di don Francesco Bernareggio, parroco dal 1761 al 1773.
E non solo. In detti Registri vengono annotate sepolture di tanti altri personaggi che nulla hanno da spartire con il clero se non una semplice parentela con il sacerdote o l'appartenenza alla nobiltà (vds. conte don Giulio Giusti della nobile famiglia Giusti, morto all'età d i 27 anni).
Fino al 1750 la chiesa di Santa Maria Maggiore era costruita a tre navate lungo le quali erano sistemati i banchi e, negli spazi lasciati, erano disposte le tombe di famiglia. Nel secolo XVII e nel seguente, nel sotto pavimento della chiesa risulta un notevole affollamento di tombe di famiglia tanto da trovare difficile, oggi, comprendere come potessero trovare spazio e dislocazione. Ma i Registri dei morti al proposito sono molto chiari: sotto il pavimento della chiesa sono le tombe di 32 famiglie di Bussolengo. E' probabile che nel corso del tempo qualche famiglia si sia trasferita o estinta.
Il desiderio di seppellire i defunti all'interno delle chiese fin dai tempi più remoti, nasceva da un senso strettamente religioso che induceva i fedeli ad essere il più vicino possibile al luogo della Mensa di Dio per trovarsi fra i primi ad essere purificati ed a raggiungere la beatitudine eterna.
Nella chiesa di San Valentino, come per la chiesa dei Disciplini, tale tradizione viene sospesa da un decreto del 5 ottobre 1391 del vescovo di Verona Giacomo De Rossi.
Risalendo la storia, il 10 agosto 1669 in San Valentino viene sepolta la figlia di Bartolomeo Ruffoni, Giacinta, morta all'età di 9 anni e il 13 novembre dell'anno successivo, una seconda figlia del Ruffoni morta poco dopo il parto.
  
   
   
(1) Bussolengo, Appunti monografici.

PER FINIRE.
 
...
... ...
'A morte 'o ssaje ched'è... e una livella.
'Nu rre, 'nu maggistrato, 'nu grand'ommo,
trasenno stu cancello ha fatt'o punto
c'ha perzo tutto, 'a vita e pure 'o nimme
tu nun t'he fatto ancora chistu cuntu? (*)
...
... ...
Un riferimento ricercato e voluto questo qui sopra, per rimarcare la divisione sociale che da sempre etichetta gli esseri umani. Nel tempo abbiamo avuto patrizi e plebei; re, vassalli, valvassori e valvassini; conti, marchesi, baroni e servi della gleba; per finire, padroni e operai oggi.
A questo tipo di scala gerarchica si è allineata anche la Chiesa, ritenendo (?) utopistico quanto predicato dal Vangelo. Una scala di valori che non si ferma neanche davanti alla morte.
Muore un ricco? Funerali di prima classe. Per la dipartita di un povero, ecco pronta una celebrazione di terza classe. In mezzo, il funerale di seconda classe.
Nel primo caso, il morto veniva portato in chiesa e al cimitero in pompa magna; il trasporto avveniva grazie ad un grande carro funebre riccamente lavorato e tirato da due o quattro cavalli bardati con gualdrappe di velluto nero e fiocco in testa. In chiesa il cadavere era deposto su un grandioso catafalco di legno coperto da un drappo nero decorato con i simboli cristiani della pace e della resurrezione.
   
Auru/15
 
 
(*) da “ 'A Livella” di Antonio de CURTIS detto TOTO'
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