Ultime dal sito

Agosto 2021
È stato l’uomo del sorriso e della partecipazione, volentieri aiutava chiunque volesse fare ricerche.
In ricordo del prof. Elio Bonizzato, nel decimo anniversario della morte 2011-2021.
Marzo 2021
Una grande storia quella della Filanda dei Danese.
Aurelio ce la racconta.
Febbraio 2021
Molti sono stati i Bussolenghesi emigrati negli States, in particolare in Pennsylvania a fare i minatori.
E sempre difficili sono state le loro vite, ma quella di Ferdinando è sicuramente tragica.
22 Giu 2017
Durante la recente Festa di San Valentino il Gruppo Noi ha organizzato una bellissima mostra sulla
Scuola a Bussolengo. Leggi la Storia della Scuola nel nostro paese e la vita di un suo protagonista.
31 Maggio 2017
Per ricordare l'indimenticabile arciprete mons. Angelo Bacilieri riportiamo
l'iscrizione funebre che appare sulla registrazione della sua morte.

Maggio 2017
Due nuovi articoli interessanti: uno sull'evoluzione di due cognomi di Bussolengo,
ed uno sul Saponificio Pinali. E poi la registrazione di un Matrimonio Francese.

Indice articoli

Dopo l’esperienza in Alto Adige, don Santo Perotto ritorna in Abruzzo, in quei luoghi dove probabilmente è richiamato dalla fede nel Sacro Cuore di Gesù, la stessa che lo aveva sostenuto nella realizzazione della chiesa di Marani.
  
È il 1932 e, dopo alcuni anni di permanenza a Pescara, si trasferisce a Chieti presso un’altra parrocchia dedicata al Sacro Cuore, una devozione molto radicata in tutta la regione adriatica. A Chieti don Santo rimane fino all’anno 1939. È impegnato nelle lezioni di Religione al Seminario Arcivescovile, collabora al riassetto dell’edificio sacro apportando ristrutturazioni e abbellimenti oltre a sostenere l’incarico organizzativo per le manifestazioni celebrative delle ricorrenze annuali, come le processioni per il Corpus Domini o le Veglie della Settimana Santa.
  
Dopo qualche anno, nel 1936, viene nominato Canonico della città di Chieti ed entra a far parte di un gruppo di sacerdoti che lavorano insieme, ma in distinti uffici, presso la stessa Diocesi. Indossa così la prestigiosa toga di colore viola e la mantellina di ermellino, segno di onorificenza e di merito per il bene elargito. Il vestito di pura seta è un regalo dei fedeli, che vogliono ricambiare con un simbolo religioso il lavoro e la generosità del sacerdote.
  
Don Santo, però, è uomo semplice e riservato, e vestirà solo in ricorrenze del tutto particolari i guanti, lo zucchetto color porpora e la tradizionale cintura con le fibbie d’argento. Nei suoi spostamenti o al rientro a casa, per i brevi periodi di riposo, veste sempre la dignitosa “telàra” nera e sulla testa il tradizionale berretto nero da prete. Quando si ritrova al bar Scaligero di Bussolengo, con gli amici d’infanzia Girolamo Zanca e Luigino Dall’Aglio, sembra che il tempo non sia passato.
  
La stessa cordialità, il solito buon umore e l’immancabile visita all’ospedale tra gli ammalati. Celebra spesso la Santa Messa presso le Suore Ancelle della Carità.

Durante il periodo della seconda guerra mondiale è spesso vicino alla famiglia, ma le sue visite agli ospedali da campo e agli ammalati non hanno sosta. Finita la guerra, dopo aver lasciato Chieti, assume l’incarico come insegnante di religione presso l’Istituto Tecnico Statale “Tito Acerbo” di Pescara, alla cui Presidenza è chiamato il prof. Michele Balìce, una figura determinante sia per la storia della scuola che per buona parte della vita culturale della città.

Con l’amico Preside, don Santo collabora soprattutto alla predisposizione di corsi formativi, che preparino concretamente a quello che sarà il successivo boom economico degli anni sessanta; le centinaia di giovani Ragionieri e Geometri che conseguiranno l’abilitazione in quegli anni ricorderanno a lungo proprio il binomio Balìce – Perotto.
  
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