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legata a San Valentino e continua con tante altre storie!
San Valentino 2017
Al Centro Sociale una bellissima mostra sulla Scuola a Bussolengo dagli inizi
fino a pochi decenni fa. Bravo Circolo Noi. Da vedere.

Collegio dei Derelitti e Discoli.

CasaDiscoli

Fin dal 1840 don Turri ha acquistato dai Padri Filippini di Verona una casa (oggi villa Serena) con attorno alcuni campi e ha prospettato al comune di Verona la possibilità di costituire un istituto per derelitti e discoli con scuola e laboratori artigianali in modo da recuperare, attraverso il lavoro, quei ragazzi che, per situazioni familiari disagiate o per indole o carattere insofferenti delle regole civili, avessero un futuro carico di incertezze.

Il progetto però non ha seguito per difficoltà economiche del comune di Verona.

Nell’ottobre del 1855, don Turri si trova a Brescia per ultimare gli accordi con le Ancelle della Carità e per definire la loro venuta a Bussolengo, quando incontra padre Dossi al quale chiede di assumersi la direzione e il governo di un istituto per discoli e traviati. padre Dossi, della Congregazione dei Figli di Maria Immacolata (FMI) fondata da Lodovico Pavoni nel 1847 a Brescia (Pavoniani), accetta ben volentieri anche perché, essendo la Congregazione in difficoltà, vede nella proposta del Turri la possibilità di un rilancio dell’opera dei Pavoniani.

Padre Dossi è a Bussolengo il 7 novembre per accompagnare suor Maria Crocifissa di Rosa all’apertura del convento delle Ancelle e ne approfitta per valutare lo stato della casa.

Per fare bella figura, o forse per non deludere padre Dossi, don Turri fa trovare la casa ammobiliata. In realtà le suppellettili erano state prese in prestito e provvisoriamente sistemate nei saloni dell’Istituto.

Il 20 novembre 1855 si stipula la convenzione secondo la quale il Turri cede in uso gli immobili e una rendita di 2000 lire austriache e padre Dossi si impegna a gestire la casa accettando sei ragazzi presentati da don Turri. Dopo un anno di prova la proprietà dell’Istituto sarebbe passata alla Congregazione.

L’apertura ufficiale della casa viene fatta nel giorno della festa liturgica della Immacolata.

Incominciano ad arrivare i primi confratelli da Brescia, molti dei quali buoni artigiani, e i primi sei ragazzi, che diventeranno 30 nel 1858, anno in cui il vescovo di Verona, Riccabona, concede l’erezione canonica della Congregazione di Bussolengo.

Tra i confratelli troviamo fratel Cesare Vegetti, diventato sacerdote in età avanzata, che insegna ai discoli il lavoro di falegname. Padre Vegetti è una figura molto conosciuta in paese tanto da ricoprire la carica di consigliere comunale e membro della Commissione Ospedaliera. Diventa rettore della Casa dei Derelitti nel 1880.

A Bussolengo è presente anche fratel Luigi Monti, spirito tormentato e desideroso di fondare una sua congregazione con l’intento di dedicarsi agli infermi e agli orfani.

 

Istituto delle Ancelle della Carità di Brescia.

Don Turri, proprietario della casa in vicolo Venezia, dopo il fallito tentativo del 1847 di erigere un ospedale, istituisce una scuola femminile frequentata da più di novanta ragazze.

La scuola è sostenuta economicamente da don Turri in quanto né il governo austriaco né il comune di Bussolengo sembrano interessati a questa attività scolastica. A dirigere la scuola don Turri chiama la signorina Rosa Magnago che insieme alla maestra Maria Ferrari formano il corpo insegnante. La casa di vicolo Venezia comincia ad essere chiamata “il convento di don Turri” e le ospiti “le monache di don Turri” e non è da escludere che nella mente dello zelante sacerdote balenasse l’idea di creare una nuova congregazione monacale.

Non è facile reperire personale che si occupi della scuola ed il Turri ben presto si rivolge direttamente a suor Maria Crocifissa di Rosa, al secolo Paolina di Rosa, fondatrice delle Ancelle della Carità di Brescia per trovare sostegno.

Con lettera del 19 maggio 1852 chiede la disponibilità di alcune suore e descrive il fabbricato come funzionale e bello. La fondatrice accetta e chiede di essere messa al corrente della sua presenza a Bussolengo per incontrarlo e trattare la faccenda. Turri risponde subito fissando l’incontro per il 14 giugno e nell’occasione prega la Madre di accettare una vocazione fortissima di una giovane di condizione civile che parla e scrive bene in italiano francese e tedesco, sana di corpo e di 24 anni di età. È la signorina Rosa Magnago che entrerà poi nella congregazione delle suore Ancelle.

Nel 1853 suor Maria Crocifissa di Rosa si impegna con la dotazione dell’Istituto a mantenere quanto occorrerà alla casa di Bussolengo, senza aggravare il Comune.

Forse su suggerimento dello stesso Turri, la fondatrice scrive il 20 luglio 1855 alla deputazione comunale per chiedere la chiusura del vicolo Venezia che non mette che alle mie proprietà istesse… per fabbricar delle grandi stanze ad uso di scuole e di convitto. La richiesta dopo molte discussioni ed alterne decisioni non viene accolta per la protesta dei proprietari delle case prospicienti il vicolo.

Don Turri si reca a Brescia nel 1855 per prendere gli ultimi accordi e fissare il giorno per la inaugurazione del novello istituto.

Il 7 novembre dello stesso anno, suor Maria Crocifissa di Rosa arriva alla stazione di Sommacampagna accompagnata da altre consorelle, Ottavia Tedeschi vicaria generale, mons. Bianchini e don Dossi della Congregazione dei Figli di Maria Immacolata. Ad aspettarli c’è una carretta: due legni sgualciti e scoperti, poco opportuni per il freddo della stagione e d’altezza così straordinaria, da parere costruiti nel Medioevo.

Arrivati a Bussolengo, passando in mezzo a una gran folla di gente, si portano alla casa-convento di vicolo Venezia dove ad aspettarli ci sono varie personalità di Verona ed il vescovo di Senigallia. Dopo la messa don Turri invita tutti a pranzo.

Don Turri ha preparato tutto nei minimi particolari per fare onore alle Ancelle e per produrre una buona impressione: chiama un gruppo musicale ad allietare il pranzo e ordina alla Magnago di spargere sul pavimento tanti fiori in modo che, come poi ha riferito suor Maria Crocifissa di Rosa, tenendo gli occhi al pavimento, attratti dalla bellezza dei fiori, non si guardassero i soffitti che erano in malora.

Nel dicembre del 1855 muore suor Maria Crocifissa di Rosa.

Di lì a poco don Turri, a causa di una vertenza giuridica con alcuni parenti, si vede togliere i terreni sui quali faceva affidamento per il mantenimento dell’Istituto.

Poco dopo chiede alle Ancelle il poco mobilio presente nella casa per arredare le stanze di un altro istituto che nel frattempo aveva aperto. Senza mezzi per vivere e senza il necessario per l’abitazione, le Ancelle fanno ritorno a Brescia.

Don Turri ritorna alla carica negli anni successivi e con la promessa di una rendita annua e l’offerta di due sue case, convince le Ancelle che ritornano a Bussolengo il 26 novembre 1860. Viene riaperta la scuola femminile gestita gratuitamente dalle suore che offrono anche i locali del convento.

Nel 1880 il Sindaco chiede alla Madre Superiora delle Ancelle due suore come infermiere all’ospedale Orlandi. Madre Luigia Tedeschi risponde che metterà a disposizione due suore a partire dal 1° gennaio 1881 specificando che ogni suora dovrà percepire una lira al giorno e che l’ospedale dovrà fornire una camera per ogni suora con la biancheria del letto, le medicine e l’assistenza sanitaria e che le consorelle formeranno una sola famiglia con quelle già presenti a Bussolengo.

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