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 Aurelio ci offre ancora una volta un interessante articolo su un argomento della nostra storia  di Bussolenghesi I Cimiteri di Bussolengo .
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PRIMA DI NAPOLEONE. SAN SALVAR E SANTA MARIA MAGGIORE.
                  
Prima dell'avvento napoleonico, i morti venivano tumulati all'interno delle chiese (Santa Maria Maggiore, San Valentino, San Francesco) oppure all'esterno delle chiese ove erano stati impiantati quattro cimiteri: uno a occidente di San Salvar, un secondo davanti alla chiesa di Santa Maria Maggiore, un terzo a oriente della chiesa di San Micheletto e un quarto presso la chiesa di San Vito. Essendo considerate oratori o semplicemente chiese sussidiarie, non erano dotate di cimitero le chiese di San Rocco e di San Valentino.
Sull'età di questi cimiteri si sa poco o nulla. Lavori eseguiti alla fine del secolo XIX a San Salvar, hanno portato alla luce resti umani, lucerne e suppellettili funerari risalenti all'epoca romana a conferma dell'esistenza di un cimitero antico che potrebbe essere di origine pagana o longobardo-cristiana. Di certo si sa solo che questo cimitero non è stato più usato dalla fine del 1600: durante la visita del vescovo Alberto Velier, nel 1595, il suo cancelliere annotava “vi è il cimitero ma in esso non vi seppelliscono i defunti”.
       
Circondato da muri e costruito davanti alla facciata della chiesa, era l'antico cimitero di Santa Maria Maggiore.
Secolo IX? Sicuramente si può far risalire la sua esistenza, documentata, già al 1200. Al centro della struttura, per volere del vescovo Sebastiano Pisani, nel 1656 viene posta una colonna sormontata da una croce di ferro (in seguito traslocata nell'attuale cimitero).
Considerando nel suo insieme la struttura, non solo la colonna, va attribuita ad un periodo antecedente, ma è da notare la sua posa in opera “al contrario” cioè il capitello è alla base: forse per dare più “luce” alla croce?
La crescita del cimitero di Santa Maria Maggiore è così costante da richiedere, nel 1692, la costruzione di una strada per facilitare le processioni; nel 1718, il restauro e l'ampliamento; nel 1730, risalta l'intervento del vescovo Francesco Trevisani: “Si restaurino quanto prima i muri del cimitero tutt'intorno e ogni ingresso venga ristretto e su entrambe le parti si innalzi una croce di ferro; inoltre si scavi una fossa sopra la quale venga posta una grata, per lo meno in legno perforato largamente, per impedire l'ingresso agli animali non solo nel cimitero ma pure in chiesa”.
Nel XVIII secolo, il cimitero fa da contorno alla chiesa tramandando al secolo successivo le problematiche da risolvere allorché si decide la costruzione della canonica, la piazza, la scalinata di accesso al Comune e il muro di contenimento lato via Borghetto.
Nel 1853 il Comune concede alla “Corporazione dei Chierici” 54 mq. per la costruzione della casa canonica a nord della chiesa, ricordando alla Fabbriceria che tutta l'area cimiteriale è proprietà del Comune come testimonia un lavoro di manutenzione del cimitero, effettuato nel 1835, costato alle casse comunali 175,62 lire.
Ai lavori citati, si sovrappongono i lavori di ampliamento richiesti dal parroco Luigi Salomoni nel 1858: si erige la statua dell'Immacolata sulla gradinata, per l'occasione ingrandita, che porta al Comune, si costruisce un muro di contenimento parallelo alla via Borghetto in sostituzione di quello esistente ormai in rovina, si crea un giusto spazio per il mercato del bestiame (pecore e suini).
Di fatto il cimitero di Santa Maria Maggiore cessa la propria ragione di essere nel giugno del 1813 ottemperando così al decreto napoleonico.
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